"...E' un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c'è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E' una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea - l'idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria - a legarmi alla mia professione..."    (Tratto da: "Un indovino mi disse" di T. Terzani).

attualmente in edicola
L'editoriale

Che non si spezzi mai la catena della solidarietà

C’è un mondo sotterraneo che si muove, mai pago, mai stanco. Un mondo di bontà, di impegno, di mani tese, di buone parole, di abbracci e di sorrisi. E’ il mondo della solidarietà e del volontariato che agisce e costruisce nel silenzio.
Senza grandi clamori, con semplicità, nello stile adatto a chi dona senza chiedere niente in cambio, da dieci anni a questa parte il Premio della Solidarietà mette in luce il lavoro di tanti uomini e donne di buona volontà. Partita da Gallio nel 1999, l’iniziativa si è propagata come un’onda toccando tutte le rive dell’Altopiano. Nelle chiese degli Otto Comuni, nel sabato successivo alla festa dell’Immacolata, si sono susseguiti degli incontri speciali che ci hanno mostrato i tanti volti della solidarietà, linfa vitale che risana da dentro la nostra società, cuore pulsante e inarrestabile. Raccontare le storie di chi in tanti modi, in famiglia, nel proprio paese o in terre lontane, si è fatto prossimo, mettendo a disposizione  sé stesso, il proprio tempo e le proprie capacità per portare aiuto, sollievo e un po’ di luce a chi vive i giorni bui e tristi della sofferenza e della povertà, ha come scopo principale il portare a galla un lavoro spesso anonimo, ma prezioso e impagabile. Farlo conoscere affinché sia esempio e stimolo al diffondersi di uno speciale stile di vita contraddistinto dal donare con generosità e gratuità. 
Le testimonianze presentate in questi dieci anni, in serate ricche di emozione e commozione che ho avuto l’onore e il piacere di presentare, portano tutte lo stesso messaggio: c’è più gioia nel dare che nel ricevere! Alcune caratteristiche accomunano le persone che ce le hanno raccontate: la semplicità, l’umiltà, la convinzione di non aver fatto niente di speciale.
Bella cosa questo Premio della solidarietà che è oggi organizzato dai Comuni dell’Altopiano insieme alla Comunità Montana e per la cui realizzazione si deve ringraziare la Banca Popolare di Vicenza, da sempre partner sensibile dell’iniziativa. Un grazie va ai Parroci dell’Altopiano che insieme agli assessori comunali ai Servizi Sociali, in primis l’entusiasta coordinatore Wimer Baù, hanno avuto il difficile compito di scegliere, tra tanti casi meritevoli, i vincitori di queste dieci edizioni.
Ma il grazie più grande e sincero è sempre dovuto a tutti i volontari, e sono davvero tanti, che in vari campi, in tutto l’Altopiano, nel silenzio e nell’anonimato, alimentano ogni giorno il flusso benefico della solidarietà.

Stefania Longhini
Direttore de “L’Altopiano”



La foto è tratta dal sito www.disabili.com

Documenti allegati
»Editoriale 1.doc
»Editoriale 2.doc
Home page
Archivio
Immagini
Links
Contattaci

La parola ai lettori
Gli angoli nascosti dell'Altopiano
I colori dell'Altopiano
L'editoriale
L’Altopiano e “L’Altopiano”. Un territorio, il suo giornale.
La redazione
My Altopiano
Rubriche
C'era una volta in Altopiano...
Altopiano Evergreen
Credits


PARTNER UFFICIALI

 
 
 

 

cookies policy
The watch market already had its Rolls Royce and Aston Martin in the form of rolex replica Patek Philippe and Jaeger-LeCoultre, what it needed was a Volkswagen, a hearty, reliable product for the masses, and replica watches that's what Wilsdorf provided. His dream was to make a watch that was the ultimate in rugged usability, something that looked good and could be worn by real people doing real jobs without fear of damage. But there was one element standing is rolex replica his way: water. Even as invisible humidity, water was the nemesis of a mechanical watch, finding its way into every nook and cranny and eating away at the delicate innards. So when Wilsdorf gave his 'Oyster' watch to Mercedes Gleitz for her to wear replica watches uk while she swam the English Channel, eyebrows were raised. Thanks to the hermetically rolex replica sale sealed case - screwed down at the front, back and crown - the watch performed without a hitch.