"...E' un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c'è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E' una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea - l'idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria - a legarmi alla mia professione..."    (Tratto da: "Un indovino mi disse" di T. Terzani).

attualmente in edicola
L’Altopiano e “L’Altopiano”. Un territorio, il suo giornale.

Il giornale “L’Altopiano” è nato nel maggio 1996. Inizialmente era un mensile, diventato, dopo un paio d’anni, quindicinale. 
Si tratta di una piccola, ma importante realtà, che ha oramai messo solide radici in questo territorio ed è in continua crescita. La sostiene e l’alimenta in primo luogo la forza di un gruppo di persone animate da grande passione ed inesauribile entusiasmo.
Mi riferisco a coloro che hanno il compito di confezionare questo prodotto, di fare in modo che ogni quindici giorni i lettori possano trovarlo fresco, interessante e accattivante in edicola.
E’ una bella squadra quella che, in qualità di direttore (più ci penso e meno mi piace sta parola!) ho il piacere di coordinare.
C’è qualcuno che il giornalista lo fa di mestiere e collabora anche con altre importanti testate locali, portando un prezioso contributo fatto di esperienza e di professionalità, c’è chi lo fa solo per hobbie, per il piacere di scrivere, di essere informato ed informare su quanto avviene in Altopiano; qualcun altro, forte di esperienze passate e di un solido bagaglio culturale ha accettato di dare il proprio apporto.
Tutti, anche quanti hanno cominciato per caso e senza nozioni giornalistiche, scrivendo scrivendo, hanno saputo aggiungere qualità a questo giornale.
Gli articoli che leggete su queste pagine nascono dagli stimoli offerti dall’attualità, sia essa amministrativa, economica, sociale, sportiva,  ma anche dall’intuizione, dalle idee, dalla ricerca, dalla voglia di apprendere e conoscere di chi scrive. Attualità, cultura, sport e tradizione dell’Altopiano si legge sulla nostra testata.
E’ la storia della nostra terra, raccontata nel suo svolgersi, ricordando a volte, per sapere e per comprendere, la storia di ieri. Circa una cinquantina di articoli ad ogni numero, migliaia di parole, che prima di essere messe nero su bianco, devono essere, questo si richiede al giornalista, soppesate, valutate, passate al filtro delle proprie conoscenze e del buon senso. Parole meditate con scrupolo, virgole comprese. Lo diciamo per buona autocritica, per ricordarci un obiettivo che comunque ogni volta, imperfettamente ma, siatene certi, con tanto impegno, tentiamo di raggiungere. Una volta scritti, gli articoli vanno impaginati, andando pian piano a creare un equilibrato mosaico. Entra dunque in campo un altro tipo di professionalità, quella dei grafici, ai quali spetta il compito di ricercare le giuste soluzioni per rendere il giornale il più leggibile e il più accattivante possibile. Ore ed ore davanti al computer distendendo sulle pagine bianche mucchi di parole, incorniciandole con titoli e sottotitoli, incollando qua e là, possibilmente non a caso, le fotografie, facendo i conti con gli spazi pubblicitari da rispettare. Pagina dopo pagina, il giornale si completa giusto poche ore prima di andare in stampa. Ne avremmo di aneddoti da raccontare riguardo al lavoro di impaginazione, da quando, essendo durante il giorno tutti impegnati in altre cose, ci trovavamo a fare il giornale di sera, mangiando pezzi di pizza sulla tastiera del computer, arrivando a chiuderlo alle 3 o 4 di mattina con gli occhi e la mente stanchi, ma sempre soddisfatti. Abbiamo affrontato intoppi di ogni tipo e difficoltà varie che, grazie a tanta caparbietà, non ci hanno mai impedito di essere puntuali in edicola.
Ci sono altre squadre che contribuiscono alla vita del giornale: gli editori, un gruppo di imprenditori locali che lo finanziano da tempo senza usarlo per i loro scopi, anzi lasciando spazio, com’è sempre auspicabile, alla libertà di pensiero e di parola; gli sponsor, che trovano in questa testata il giusto mezzo per pubblicizzare attività e prodotti; e poi i nostri lettori, sempre di più e sempre più affezionati.
Il giornale “L’Altopiano” è la voce degli otto comuni, una voce che intende semplicemente stare dalla parte della gente, di chi lo apprezza, lo compera, lo legge, lo conserva come documento prezioso, lo diffonde e lo sostiene.

Stefania Longhini              
 

Documenti allegati
»10_anni.pdf
Immagini allegate
Clicca per vedere l'ingrandimento della foto
Maggio 1996: la prima copertina dell'Altopiano.
Clicca per vedere l'ingrandimento della foto
Aprile 2001: Asiago è campione d'Italia nell'hockey su ghiaccio.
Clicca per vedere l'ingrandimento della foto
Enrico Fabris, eroe olimpico a Torino 2006.
Clicca per vedere l'ingrandimento della foto
Maggio 2006: gli Alpini ad Asiago.
Clicca per vedere l'ingrandimento della foto
Ottobre 2007: ciao Darcy...
Home page
Archivio
Immagini
Links
Contattaci

La parola ai lettori
Gli angoli nascosti dell'Altopiano
I colori dell'Altopiano
L'editoriale
L’Altopiano e “L’Altopiano”. Un territorio, il suo giornale.
La redazione
My Altopiano
Rubriche
C'era una volta in Altopiano...
Altopiano Evergreen
Credits


PARTNER UFFICIALI

 
 
 

 

cookies policy
The watch market already had its Rolls Royce and Aston Martin in the form of rolex replica Patek Philippe and Jaeger-LeCoultre, what it needed was a Volkswagen, a hearty, reliable product for the masses, and replica watches that's what Wilsdorf provided. His dream was to make a watch that was the ultimate in rugged usability, something that looked good and could be worn by real people doing real jobs without fear of damage. But there was one element standing is rolex replica his way: water. Even as invisible humidity, water was the nemesis of a mechanical watch, finding its way into every nook and cranny and eating away at the delicate innards. So when Wilsdorf gave his 'Oyster' watch to Mercedes Gleitz for her to wear replica watches uk while she swam the English Channel, eyebrows were raised. Thanks to the hermetically rolex replica sale sealed case - screwed down at the front, back and crown - the watch performed without a hitch.