"...E' un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c'è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E' una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea - l'idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria - a legarmi alla mia professione..."    (Tratto da: "Un indovino mi disse" di T. Terzani).

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La parola ai lettori

“Percorrere il Sentiero del silenzio, un’esperienza davvero toccante”

Altopiano di Asiago, primi giorni di agosto. Da tempo mi incuriosiva visitare questa zona del Veneto, che è stata sconvolta dalla Grande Guerra, in particolare nella prima fase, e in occasione del Centenario ho deciso di visitarla. Molti sono i segni ancora visibili della guerra – trincee, fortini, casematte, monumenti e cimiteri militari – dignitosamente descritti lungo il percorso dalle testimonianze di diari e lettere dei soldati che in quei luoghi hanno vissuto l’assurdità di una guerra. 

Ciò che colpisce di primo acchito è che in quei segni di morte non c’è più distinzione , non c’è ù contrapposizione tra italiani, austriaci, tedeschi, bosniaci. Sembra che tutta l tragicità della guerra,la consapevolezza del nemico, la differente morte, tutto sia stato accomunato in una atmosfera di pacata rassegnazione, di pacificazione, di condivisione.
Un aspetto altrettanto importante che colpisce, camminando su quei sentieri di montagna è il silenzio, illustre scomparso nella vita moderna: là, in mezzo a quei resti, regna sovrano ed invita a riflettere. In particolare ho vissuto un’esperienza toccante percorrendo il “Sentiero del silenzio” che parte e si conclude al rifugio Campomuletto.
Si tratta di una percorso allestito per ricordare la Grande Guerra, che si insinua tra boschi di conifere e faggi, tra massi di pietra calcarea biancastra levigata e modellata dall’acqua e dal vento nel corso dei secoli, punteggiato da diverse installazioni artistiche a cielo aperto che, attraverso la forma, suggeriscono pensieri, ricordi, esami di coscienza. Tutto si svolge in un ambiente naturalistico non alterato nella sua integrità, dove non c’è stato alcun sconvolgimento paesaggistico.

E’ il sentiero che ricorda tante giovani vite che hanno raggiunto il loro ultimo traguardo, dopo aver appena vissuto disappunto, rabbia, qualche idea di novità seppur vaga per il futuro, nello stretto delle trincee scomode e fredde. Sono andati incontro alla guerra con la speranza di trovarsi più liberi e più capaci di costruirsi una vita più dignitosa. Ma non è stato così: fu la guerra dei semplici, degli umili mandati al macello per vantaggi e affari di altri. Loro hanno pagato gli altri no!

Lungo il sentiero il silenzio è coinvolgente: stupore, commozione, riflessione sul passato, attenzione al futuro sono i compagni del cammino. Alcuni chilometri di silenzio, adatti a tutti, dove si può vedere, leggere, fotografare.

Non si tratta di un sentiero che rende tristi: le varie installazioni artistiche esprimono messaggi di speranza, di riconciliazione, di fede nell’uomo e in Dio.

Di tanto in tanto ci sono delle scritte di personaggi del nostro tempo che hanno dato grande testimonianza di pace, che segnano il cammino e incitano a riflettere.

A metà percorso si incontrano alcune lastre di acciaio, enormi, sulle quali sono incisi i testi di alcune lettere di soldati, non solo italiani, che esprimono parole accorate, spaventate, nostalgiche, che raccontano vicende allucinanti di guerra. Quelle parole si completano con un’opera intitolata “Testimoni”, dieci corpi stilizzati, dai profili smembrati, scheggiati dalla guerra. I pezzi mancanti giacciono sul terreno a significare che nulla dovrà essere perduto nella memoria.

Il percorso si conclude con il “Labirinto nero” formato da grosse pietre che contornano una stele di granito con incisa in 36 lingue diverse la parola “pace”.

Il “Sentiero del Silenzio” è montagna, alberi, cielo, speranza, fiori, meditazione, natura, ricordi, emozioni, aria, preghiera. La rugiada che brilla sui fili d’erba è silenzio, come l’alba e il tramonto, come il pensiero che si sviluppa, come la morte dei soldati – italiani o austriaci – avvenuta su quei monti. Percorrerlo è memoria viva delle brutalità della guerra, ma nello stesso tempo è condanna per mezzo dei messaggi di speranza e di pace.

Silenzio, arte, natura… non sempre queste dimensioni sono presenti ed operanti nella nostra vita e la loro assenza ci mette in stato di guerra verso noi stessi e verso gli altri… quasi un prolungamento di quella “inutile strage” che ricordiamo dopo 100 anni.

Mario Rigoni Stern, vissuto per lunghi anni sull’Altopiano dove ha gustato il patrimonio di suoni, di odori, di luci e ombre, del vento e delle piccole cose, del silenzio e della guerra, ha scritto come un monito per tutti: “Dico solo che la nostra maniera di vivere è sbagliata, che il mondo che stiamo vivendo è fatto per consumare e che il consumo consuma anche la natura. Consumando la natura, noi consumiamo l’uomo: consumiamo l’umanità”.
Gian Piero Armano

 


Pericolosa la campagna mediatica del Presidente della Quinta commissione consiliare.

10 novembre 2012

I rilievi del Presidente della Quinta Commissione possono trovare condivisione, perché effettivamente sono inspiegabili i ritardi della Giunta regionale nella presentazione delle nuove schede ospedaliere e territoriali, previste dal Piano regionale sociosanitario definito il 29 giugno 2012, non sono invece assolutamente condivisibili, anzi inaccettabili, le affermazioni sulle “spese improprie” che sarebbero determinate proprio dalla mancanza delle schede di programmazione sociosanitaria.
Premesso che il dott. Leonardo Padrin è “uomo politico” della coalizione che governa la Regione, quindi non neutrale rispetto alle responsabilità politiche e alle inefficienze della Giunta regionale, sono contestabili sia il metodo sia i contenuti della sua denuncia.
Diffondere attraverso i mass media delle opinabili e preoccupanti cifre sulle spese improprie, oltre a mettere in cattiva luce tutto il sistema sociosanitario veneto, inevitabilmente questa sua campagna mediatica, porta l’opinione pubblica a valutare negativamente anche il prezioso lavoro che quotidianamente è profuso da migliaia di lavoratori e lavoratrici della sanità e del socio-assistenziale.
Se effettivamente il Presidente della Quinta Commissione ha concreti riscontri che nella sanità veneta sta verificandosi una “voragine di sperpero economico” di ben quattro euro al secondo, solo per il fatto che le schede non sono ancora state licenziate dalla Giunta regionale (precisando che le stesse avranno comunque un iter di novanta giorni per il confronto interno al Consiglio regionale e per l’audizione delle Parti sociali, organizzazioni sindacali comprese, e che, realisticamente, la loro completa attuazione si potrà realizzarsi non prima della fine del 2013), presenti esposto alle competenti autorità di controllo e giudiziarie, ovviamente indicando i nominati degli “spreconi” delle risorse finanziarie pubbliche.
Franco Piacentini

“Pedofilia: se nella Chiesa c’è tanta spazzatura, tra i laicisti c’è un’enorme discarica!”
Con il pretesto di qualche prete pedofilo, la chiesa cattolica sta subendo uno dei molti attacchi previsti dal suo fondatore Gesù Cristo. Persecuzione da routine quotidiana dunque, nulla di nuovo sotto il sole: le forze delle tenebre fanno il loro mestiere. Ciò che invece bisogna sapere circa gli inquisitori laicisti del terzo millennio, è che la pratica della pedofilia è predicata ed auspicata dai loro stessi referenti culturali. Per fare solo alcuni esempi in ordine sparso temporale, Rousseau, il profeta dell’educazione relativista e illuminista si comprò per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate. Dacia Maraini, sulla scia dei filosofi illuministi che praticavano sesso con i lori figli, sostenne che l'incesto è una pratica naturale.  Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori. Daniel Cohn-Bendit, capogruppo dei Verdi a Bruxelles, raccontò addirittura di avere sperimentato e favorito la pedofilia e il sesso coi minori a scuola, come insegnante. Aldo Busi ha spiegato che l’età per rapporti omosessuali che lui ritiene lecita è a partire dai tredici anni, in quanto a questa età un ragazzo, secondo lui, sarebbe adulto, e libero di decidere di avere rapporti con un altro uomo.  Nichi Vendola, governatore della Puglia, in una intervista del 1985 a Repubblica affermava: “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia”. I radicali hanno organizzato il 27-10-1998 un  convegno, nelle aule del Senato, la cui presentazione recitava: "Essere pedofili non può essere considerato un reato; la pedofilia diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone". Come dire che la pedofilia è lecita purché il bambino sia consenziente e la legge lo permetta. L’internazionale dei Gay e delle lesbiche (ILGA) ha collaborato politicamente e culturalmente con i pedofili americani (NAMBLA: North American Man-Boy Lovers Association ) per dieci anni, prima di separarsi da questo movimento. Il filosofo omosessuale Mario Mieli sosteneva la funzione redentiva della pedofilia. Nelle sue opere (considerate la bibbia dei gay) vengono considerate esperienze redentive da promuovere, oltre la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia. Le associazioni omosessualiste (COC) fondate da Jef Last (pedofilo omosessuale e amico di André Gide) nei Paesi Bassi hanno voluto e ottenuto la depenalizzazione dei contatti sessuali con giovanetti al di sopra dei 12 anni .  Nel 1990, infatti, erano stati depenalizzati, nei Paesi Bassi, i contatti sessuali (etero e omo) con individui  sopra i 12 anni: la condizione era il consenso del giovane  o della giovane e il nulla osta dei genitori. E' pur vero come disse Ratzinger da cardinale, nella chiesa c'è ancora tanta spazzatura, ma è altrettanto vero, che dall'altra parte (quella inquisitoria laicista) c'è una discarica di colossali dimensioni.
Gianni Toffali 


La casta colpisce ancora.
Premiato con l’aumento di stipendio il direttore della ASL derubata di 4 milioni di Euro da una sua dipendente.

Apprendo dalla stampa che la Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore alla Sanità Sandro Sandri ha assegnato ai direttori delle ASL venete le indennità per il 2008.
Tutti i beneficiari hanno ampiamente superato la valutazione tecnica del sistema di giudizio; con sorpresa rilevo però che ad essere premiato con il bonus del 10% dello stipendio è anche il direttore generale dell’ULSS 9 di Treviso, dott. Claudio Dario, nonostante lo scandalo dei 4 milioni di euro sottratti da una dipendente di questo ente, Loredana Bolzan, alle casse dell’ASL stessa. La cosa era nell’aria, visto che già qualche giorno fa la Regione, tramite l’assessore Sandri ribadiva la piena fiducia al suddetto direttore generale.
Sono molti gli amministratori che hanno manifestato piena fiducia a Claudio Dario, fra i quali anche il vicesindaco di Paese, Domenico Billeci, nonché assessore alla sanità, pari opportunità, famiglia e cultura dello stesso comune.
Billeci ha dichiarato alla stampa che: << E’ importante capire lo spessore del problema. Tutta questa vicenda ha dimostrato che il sistema aveva delle falle che devono essere chiuse. Purtroppo sono cose che possono capitare e secondo me non c’è una responsabilità diretta da parte del direttore generale che ha tutta la nostra fiducia >>
Secondo voi se un dirigente di una qualsiasi azienda si facesse soffiare 4 milioni di Euro da un dipendente sarebbe premiato con un aumento di stipendio o sarebbe licenziato in tronco?
Secondo me sarebbe licenziato in tronco e senza preavviso, invece il nostro dipendente pubblico, di nomina politica, riceve addirittura un bonus del 10% dello stipendio (il Governatore Galan voleva assegnare addirittura un 20% di aumento a tutti).
Sarebbe interessante chiedere al Ministro Brunetta cosa ne pensa in merito.  Questo ministro se la prende giustamente con i dipendenti pubblici che fanno la spesa in orario di ufficio, tanto che arriva a licenziarli, ma davanti a 4 milioni di Euro dei contribuenti che se ne vanno in fumo lascia che venga elargito un aumento premio del 10% dello stipendio. Io mi sarei aspettato che dal sistema di giudizio della regione uscisse una proposta per decurtare dallo stipendio del direttore dell’ASL trevigiana un 10% della somma sottratta dalla dipendente Bolzan, altro che bonus! Ma cosa deve accadere ad una ASL perché il suo direttore si dimetta? Deve scomparire l’intera cassa dell’ASL? Brunetta dovrebbe  immediatamente portare l’innovazione necessaria al sistema di controllo delle finanze degli ospedali che hanno sicuramente delle falle non rilevate dai responsabili, in primis dal nostro direttore dato che per anni una singola dipendente è riuscita a gabbare tutti i controlli. Non dimentichiamo infatti che il “buco” è stato scoperto solo dai controlli della Guardia di Finanza sulle dichiarazioni fiscali dei medici! Non va poi dimenticato che in questo momento di vacche grasse per i direttori delle ASL venete c’è quello delle vacche magre per la gente comune che fa fatica a pagare i ticket per le prestazioni ospedaliere sempre più costose. Brunetta se ci sei batti un colpo!
Andrea Zanoni, Italia dei Valori

I comportamenti privati vanno disgiunti da quelli pubblici
Assodato che l’andare ad escort è disdicevole, ma che l’andare a trans è perversione, l’opinione pubblica si è chiesta se sia lecito separare le pubbliche virtù dai vizi privati.
Alla luce del recente caso Marrazzo, la maggioranza della gente è arrivata alla conclusione che i comportamenti privati vanno disgiunti da quelli pubblici. Davvero una strana morale per chi pensa che un uomo pubblico che esercita in modo ineccepibile i suoi incarichi, possa meritare stima e onori anche se vive il privato all’insegna della depravazione e dell’immoralità. Secondo la logica dei “separatisti”,  un buon politico rimane tale anche se un attimo dopo uscito dalle stanze del potere, si droga, si ubriaca, si intrattiene con persone dello stesso sesso, e magari pratica la pedofilia. L’uomo moderno si è dimenticato che l’etica ha ben poco di privato. Già gli antichi, come Aristotele, sostenevano che l’etica riguarda sia l’economia domestica che il bene della città. In fondo, è non è vero che un buon politico si può paragonare ad un buon gestore della propria famiglia?  Ha allora senso conferire fiducia ad un “padre” che cornifica moglie e figli sullo squallido altare del vizio privato?
Gianni Toffali, Verona

Da inquisitore a inquisito

Da inquisitore ad “inquisito”, questo il mesto epilogo del principe dei moralisti italiani Dino Boffo.
Lo smascheramento del Giornale di Feltri circa i vizi privati omosessuali del direttore di Avvenire, hanno avuto il merito di porre fine alla campagna mediatica antigovernativa messa in atto dal quotidiano dei Vescovi italiani.
Lo scandalo non concerne tanto il gossip (scopiazzato rozzamente da Repubblica) andato in scena per tutta l’estate su un organo della Cei, ma il fatto che uno strumento importantissimo della Chiesa di Roma, abbia potuto impunemente versare dosi massicce di voyeurismo spazzatura sui cattolici.
Qualche moralista dell’ultima ora nel patetico tentativo di difendere Boffo, ha avuto la sfrontatezza di citare San Matteo laddove afferma che "Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano”.
I buonisti a senso unico (Card Bagnasco incluso) dovrebbero spiegare all’opinione pubblica perché la pratica della correzione fraterna (privata) sia stata applicata solo nei confronti del direttore di Avvenire, ma non al capo del governo.
Inoltre, ci sanno spiegare gli indignati difensori del novello Savonarola Boffo perché hanno dato tout court in pasto fratello Silvio all’”assemblea “mediatica, piuttosto che, come consiglia San Matteo cercare di ammonirlo con uno o due testimoni? Evidentemente Feltri ha ancora molto da scrivere per smascherare definitivamente le nutrite schiere di falsi moralisti pagani e pubblicani che sbocciano come funghi sugli schierati media italiani quando si tratta di denigrare il più votato (e quindi amato) dagli italiani.
Gianni Toffali, Verona

Bagni pubblici chiusi. Monta la protesta dei turisti.

La questione non è nuova. Già in passato abbiamo pubblicato lettere di turisti che protestavano per l’indisponibilità ormai cronica (dura infatti da due anni) dei bagni pubblici in centro ad Asiago.
“E’ possibile - si chiedono in molti, che hanno scritto e telefonato alla nostra redazione - che una rinomata località turistica come Asiago, non offra questo servizio e costringa chi è spinto da necessità ad entrare sempre in qualche bar per poter andare in bagno?” Allo stupore iniziale, oggi, visto il protrarsi della situazione, si aggiunge la rabbia che monta in protesta.
<< Specialmente a giugno e a luglio – ci dice al telefono, un’operatrice di Milano che da anni viene ad Asiago con un gruppo di anziani –  si vede un turismo legato alle famiglie e soprattutto agli anziani. Tanti in questo periodo gli ospiti che hanno più di settant’anni, che soffrono dei normali disturbi legati all’età,  per i quali l’amministrazione dovrebbe avere molta più attenzione. Telefono alla vostra redazione perché al Comune mi sono già rivolta senza alcun risultato. Vorrei si capisse che non è un capriccio, ma una necessità. Se i bagni non possono essere riaperti a breve, si valuti la soluzione di alcuni bagni chimici da posizionare in qualche punto del centro, non sarà il massimo, ma è meglio di niente >>.
Analoghe le rimostranze di altri turisti che sempre tramite telefono e via e-mail, hanno sollecitato più volte la nostra redazione. Sull’argomento le spiegazioni dell’assessore ai lavori pubblici Giampaolo Rigoni:
<< I bagni sono stati chiusi perché impraticabili, anche per ragioni di sicurezza, a causa dei lavori di rafforzamento delle fondamenta del municipio, un intervento importante del costo di 550 mila euro. L’opera è purtroppo ferma da circa un anno a causa di un contenzioso con la ditta appaltatrice di non facile soluzione. In questi giorni sembra che si riesca a sbrogliare la matassa, per cui i lavori dovrebbero riprendere per concludersi, speriamo, entro l’autunno. Ci rendiamo conto di aver creato un disagio ai nostri turisti, abituati da sempre a poter disporre di questo servizio pubblico e ce ne scusiamo. In attesa di poter riaprire i bagni pubblici, come suggerito da qualcuno, provvederemo a posizionare, in prossimità del centro storico, probabilmente nella zona vicina al campanile del duomo, dei bagni chimici. Sappiamo che non è il massimo, ma per il momento ci si dovrà accontentare >>.
Stefania Longhini


“Dal libro verde al libro bianco”
Nel luglio 2008 il  ministro delle politiche sociali presentava un documento dal titolo: “la vita buona nella società attiva” con il sottotitolo “libro verde”, questo colore per dare il via libera alle osservazioni e proposte integrative, presentate anche dalla CGIL. 
All’inizio del mese di maggio 2009, il “libro” sulle idee governative, che dovrebbero ridisegnare lo stato sociale (l’insieme delle prestazioni assistenziali e previdenziali, dei servizi sociosanitari e delle politiche del lavoro) da verde si è tinto di bianco, per indicare la volontà di questo governo di voler procedere allo smantellamento del welfare, dall’inglese” per puntualizzare lo “stare bene” come diritto dei cittadini.      
Il benessere delle persone è il principale impegno costituzionale che ogni pubblico amministratore deve porre in essere, quando è chiamato a governare e gestire le risorse economiche provenienti dalla tassazione sui contribuenti, soprattutto pensionati e lavoratori.
Invece, dalla lettura del documento (libro bianco), non per contrapposizione sindacale ma per oggettiva interpretazione su quanto indicato dal governo, non si intravvedono concrete proposte riformatrici, finalizzate ad allargare la fascia del benessere a un maggior numero di persone, rispetto agli effetti drammatici della crisi e della perdita del potere d’acquisto delle pensioni e delle retribuzioni.
Solo un sistema di welfare pubblico può garantire i livelli essenziali (non minimi) di assistenza, sanciti dalla Carta Costituzionale.
Sfogliando il “libro bianco”, tra i vari capitoli, ci s’imbatte anche sull’invito governativo, rivolto agli italiani, a stili di vita sobri, per eliminare e prevenire quelle patologie che si determinano da un’alimentazione sbagliata, dalla sedentarietà e dalle dipendenze da alcol, fumo e droghe.
Non è credibile e non è praticabile l’invito ad una “vita buona”, a causa delle precarie condizioni di che coinvolgono milioni di persone, con redditi da lavoro e da pensione che rasentano la povertà, e per effetto delle scelte politiche e sociali, finalizzate al consumismo voluttuario e all’immagine fisica accattivante, esplicitate da uomini e da donne che formano una  squadra di governo neo-liberista più impegnata a secolarizzare la società, che, invece, a renderla più solidale e più coesa nei diritti di cittadinanza. 
Il nuovo welfare descritto nel libro bianco non potrà trovare grande consenso, perché i cittadini, soprattutto quelli più bisognosi, sono stanchi di promesse e di richiami moralistici.
Le rappresentanze sindacali, dal governo vogliono conoscere quante risorse finanziarie ed economiche saranno disponibili, esigibili da subito: per aumentare il valore delle pensioni; per l’istituzione del fondo per i disabili e per i non autosufficienti; per ridurre il peso fiscale sui redditi dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie meno abbienti; per garantire qualificati servizi pubblici scolastici, sociosanitari e assistenziali; per eliminare le incertezze e le incognite che attanagliano migliaia di lavoratrici, lavoratori, precari e disoccupati.
La CGIL non può essere d’accordo con un documento sul welfare che punta soprattutto: alla messa in discussione del vigente sistema previdenziale e dell’accordo sul welfare del 23 luglio 2007, alla privatizzazione dei servizi sociosanitari e socio-assistenziali, alla “pelosa” responsabilizzazione delle singole persone, delle famiglie, del volontariato e dell’associazionismo.
Il libro bianco si orienta chiaramente verso una sussidiarietà ampiamente sostitutiva del ruolo, delle funzioni e delle competenze proprie delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche.
Con questa scelta (da contrastare efficacemente) il governo scarica sulle spalle dei cittadini ulteriori costi e sacrifici. Se il governo vuole effettivamente incamminarsi costruttivamente, con la partecipazione dei portatori di interessi (sindacato compreso), sul percorso della realizzazione di un nuovo welfare, dovrà cancellare dal libro bianco tutti quei  riferimenti strumentali che, in alcuni passaggi del testo, sono espliciti attacchi ai diritti dei lavoratori e dei pensionati. 
Franco Piacentini, Coordinatore Consulta Welfare CGIL Veneto

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